C’è parecchio da lavorarci

Figuriamoci se io sono contraria che a scuola parlino alla nana di cos’è la Pasqua, per davvero. Non uova e primavera. La Pasqua di Resurrezione. Ho scelto di mandarla a una scuola cattolica. C’è però  da tenere presente alcune accortezze, se non si vuole ottenere l’effetto opposto.

I bambini di quasi 4 anni, come  la nana, hanno una spiccata tendenza a rielaborare i concetti che vengono loro proposti.

Interno notte, camera della nana, lei nel letto e io sulla poltrona aspetto che si addormenti e facciamo due chiacchiere.

Mammina, ma tulo sai che ci mettono i chiodi?

(Distratta) Chi mette i chiodi?

Quei soddati cattivi a Giesù ci mettono i chiodi nei piedi e nelle mani. Vero?

E,  di schianto, mi veniva  da piangere perché come si fa a dire una cosa come il male a una bimba che è  tutta innocenza, e non è venuto, non è arrivato fino lì, proprio per tirarci fuori da questo?

Si nana, è successo così.

Ma non c’è tempo per riflettere, ripensare perché se non sto attenta…

Ma mamma non cadeva Giesù da quell’incrocio?

Incrocio? Sì, ecco nana insomma, aspetta che ti spiego in pratica…

Mammina, ma Giesù ha fatto motto il bibbone. Motto motto.

Addio. Ci siamo giocati la settimana santa.

Paralogismi

Interno giorno. Sul lettone io la nana e cicciopuzzo che gorgheggia felice emettendo suoni tipo aquila. A un certo punto la nana fa: cicciopuzzo ma che dici? palli in abbanese?

In albanese????? O perché nana in albanese?

Cetto, come JHHFnsfsj.

Chi??

JJFDNJN che viene all’asilo commé. E lui palla abbanese. E tira i pugni i calci e le pinte. E io non vojo ttare accanto a lui.

Ahi ahi, razzisti a neanche 4 anni? Ho capito nana che tira le spinte ma cosa c’entra che è albanese, mica spinge perché è albanese!

No cetto. Pecché è piccolo. Anche cicciopuzzo è piccolo. Infatti palla abbanese.

E quella laureata in logica a pieni voti sarei io?

Maestro di vita

Forse ha ragione cicciopuzzo. Se alle quattro del mattino sei sveglio, che c’è di meglio da fare che mangiare e farsi due coccoline? Infatti, a ben pensarci, come ci starebbe ora un cornetto caldo?

Cicciopuzzo mi fa tornare ggggiovane.

da grande: l’Accademica della Crusca

La prima settimana di lavoro mi ha stancata, ma anche divertita. E’ il rientro  e pomeriggio di nano-giochi e prepara per tutti e metti la lavatrice-lavastoviglie e compra quello che manca ad avermi completamente distrutta.

La nana e il nino in compenso stanno bene, a parte qualche malanno di stagione e qualche capriccio a segnalare che comunque hanno preso atto del cambiamento.

L’altra sera giocavamo tutti e tre nella camera della nana, cicciopuzzo sul lettino che guardava, la nana “era” il coniglio bianco salvadanaio e io la mucca gonfiabile ( no comment). Il gioco consiste nello svegliarsi, mangiare giocare e poi andare a scuola e poi andare a dormire (il tutto dura un minuto, ripetere q.b.) Arrivati al momento della colazione, io dico “sai coniglietto mi andrebbe di mangiare l’erbetta con questa bella tartaruga” (alludendo alla tartaruga di peluche che domina nella camera)

Lei alzando gli occhi al cielo, mamma ma è di pelusc.

Ho capito nana ma noi siamo di plastica!!

Lei guardandosi, no io non sono di plastica, sono di ciccia, cabito???

Rinuncio alla colazione con la tartaruga e il gioco prosegue. Mi distraggo un attimo e lei mi richiama.

Maaaama, dov’è la mucca ..solata?

Appisolata nana?

Noo. De-so-la-ta ho detto. Che si dice se sei tritte. Mamma però, come sei!

Come sono nana?

Bella, mamma

(ecco l’origine del mito della bella-stupida)

E tu, nana come sei? Ricciola mamma.

La cena delle beffe

Cena, io e la nana mangiamo aspettando il padre-che-si-consola che farà tardi.

Che hai fatto nana oggi all’asilo? Un bel disegno?

Cetto mamma, coi pastelli a cena.

A cera!

No, a cena. (indicando la tavola apparecchiata)

Mentre cerco qualcosa da dire, passa al contrattacco:

E tu mamma che hai fatto allavoro?

Eh, dunque, allora (come glielo spiego?) Sì allora, ho parlato a telefono

Mm

Poi ho scritto sul computer (facendo espressioni entusiastiche)

Mm

poi ho scritto su dei fogli

Mm

e ho risolto dei problemi. E vi giuro che è esattamente quello che ho fatto.

Mm, e batta?

Sì, basta nana.

Ah.

Aveva ragione il mio prof.

Le parole sono pietre, anche le sillabe.

Breviter et suaviter

Interno, sera.

Allora cicciopuzzo se smetti di piangere ti racconto una toria. C’è una volta un paese lontano lontano e c’è un giovane nonno, che è il mio nonno Maio. (silenzio)

E poi come va avanti la storia, nana?

Niente, è finita.

E che fa il giovane nonno?

Niente. Ah no. Fuma.

Ipotesi 1- Di gelato

Fase 3. Dopo 9 lunghi mesi siamo giunti al momento di tornare al lavoro. Sinceramente sono contenta, ho voglia di avere dei dialoghi con persone la cui età non si conta in mesi ma in anni, su argomenti diversi da pappa-nanna-pannolino.

La nana poi, va all’asilo  e appena esce mi viene a prendere alla stazione con la nonna; per lei non ci saranno cambiamenti tremendi.

Il nino cicciopuzzo ahimè.

Dopo 4 mesi di simbiosi totale mamma-bambino, (senza contare i 9 precedenti) gli toccherà modificare totalmente il suo stile di vita.

Sono tranquillissima rispetto a dove li lascio, ho una fiducia assoluta nella tata e anche nella nonna, eppure mi si stringe il cuore. Mentre tornavo giovedì sera dal mio giorno di “formazione” che precede il grande rientro pensavo che adesso devo concentrarmi sulla qualità del tempo che passo con loro, e tutte queste sacrosante-ovvie-verità che si dicono quando hai poco tempo da dedicare ai figli e ti senti un pò in colpa.

E mentre mi sopraffaceva il magone, per tutte le cose che capirebbe chiunque e che però non riesco nemmeno a riordinare per scritto ho pensato che alla fine questa mia inadeguata imperfezione che mi impedisce di sentirmi a posto è la più grande risorsa che ho nel rapporto con loro, introduce la domanda: di che è mancanza questa mancanza?

Per adesso sto valutando alcune ipotesi:

Venerdì vado a prendere la nana a scuola. Maamma che si fa?

Non so nana che ti va di fare? Sai che oggi sono un pò triste perché per un pò di tempo non posso più venire a prenderti a scuola?

Ma viene la nonna vero?? ( temendo il peggio)

Certo, nana ma la mamma sente la mancanza.

Allora pendiamo un gelato, così non ti manco più.

E’ diverso

Maama peppiacere mi pendi immio telefono?

Certo nana, se lo chiedi per piacere..

Cetto pecché noi siamo femminucce

(Solidarietà femminile da ottomarzista????) Quindi ci facciamo i piaceri?

Anche i papà li fanno e i fatellini gandi. Loro sì che fanno i piaceri ma io non ce l’ho un fatellino gande.

E quelli piccoli no? Cicciopuzzo no?

No mamma, è carino cetto. Ma un fatellino gande è divesso.

Le cose che abbiamo in comune

C’è una cosa che so fare bene, ed è fare i regali. Per come riesco li faccio io o li compro, oppure, più spesso, li trovo. Non so spiegarmi bene, ma i miei regali parlano al cuore dell’altro. Svelano qualcosa di me e svelano qualcosa di chi li riceve. Ed è bello vedere la faccia di chi li riceve che si sente scoperto e voluto bene, anche attraverso  una cosa piccola.

La nana è nella fase “disegno per la mamma”, e torna spesso dall’asilo con un disegno per me; ieri insisteva con la nonna che si ricordasse di portarle un disegno che aveva dimenticato a casa sua. Arriva il pomeriggio con questo foglietto tutto ripiegato.

Mamma ti ho fatto un cuore grosso grosso. E rosso.

Bello un cuore rosso nana, grazie.

E’ rosso pecché il rosso è ittuo colore peferito. Capito maama?

Ho capito, nana mia, è proprio così e tu te lo sei ricordato. E il cuore mio rosso quasi quasi si fermava un attimo per l’emozione.

Mamma 2.0

Per la nana sono stata a casa circa 8 mesi, tornando al lavoro che lei ne aveva 6. Per il nino invece sono stata a casa 9 mesi e tornerò al lavoro ai suoi 4 mesi appena compiuti. Tra pochissimo.

Tornare al lavoro dopo una lunga inattività (si fa per dire, vero) mi sembrò una fatica immane. Passare dalle ninne nanne e i biscotti e le pappe alla vita frenetica dell’ufficio nel giro di due giorni mi spaventò e mi piacque da morire.

E so che sarà così anche questa volta. Anche se questa volta è diverso. Perché ho preso coscienza di avere una dipendenza.

E non intendo scrivere un post strappalacrime sul distacco da cicciopuzzo. Mi riservo di farlo il giorno prima di rientrare al lavoro, al massimo del pathos. No, no.

Io sono diventata web dipendente. Ci sarà sicuramente un nome anglofono specifico per questa mia malattia. Non so come è successo, tra i pannolini e le ninna nanne ho assaporato il piacere di essere on-line. Sempre. Di sapere cosa fa il mondo, la gente, gli sconosciuti alle ore più assurde in cui ovviamente io ho tempo libero. Notte, giorno, social network, blog, notizie. L’idea che se ti succede una cosa la puoi raccontare, che fortuna che hai un portatile così puoi sopperire all’assenza di uno smart phone. Vedi una cosa, metti la foto ovunque. Leggi una cosa che ti interessa, compri il libro, scopri cose nuove e fai la spesa on line.

Ha ragione il mio amico, sono diventata “pubblica”. (Non pubblicana, please!)

La vita che imita l’arte che imita la vita, e non so se mi piace.

E intanto penso che devo ricaricare la mia internet key per i viaggi in treno ufficio-casa. Sob.

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