“E non sapevo che crescere vuol dire andarsene”
La nana ha preso a benvolere un coniglio salvadanaio che ci fu regalato da un nostro amico matto come un cavallo il Natale precedente il nostro matrimonio, quasi sei anni orsono.
Ha costruito per lui un lettino sul comodino accanto a lei, e stamani ha insistito per portarlo all’asilo e farlo vedere alla maestra. Io, che sono contrarissima a portare i giochi all’asilo, ho accettato solo a patto che il coniglio dormisse nell’armadietto. Per cui si va, io e la nana e il coniglio. Entriamo in classe e lei corre dalla maestra per fargli vedere il coso, poi decdiamo di metterlo a dormire, io metto il coniglio nell’armadietto e lei già rientra in classe, per mano alla maestra.
Faccio “ciaooo” aspettandomi che mi corra incontro dicendo “un abbaccio e un bacio” come facciamo ogni giorno quando ci salutiamo, lei si gira e fa ciaoo e mi saluta con la mano.
Penso, accidenti, ne stiamo facendo di passi avanti. E mi incammino nel corridoio. Mi sarò voltata 20 volte in 4 metri per vedere se tornava a reclamare quello che io ritenevo le fosse indispensabile per iniziare la giornata, ma nulla da fare.
Ecco; stamani ho scoperto che erano indispensabili per me, quell’abbraccio e quel bacio, per iniziare la giornata.
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