Inserimenti

Siamo passati alla scuola materna (per chi come me non si rassegna alla scuola dell’infanzia) o all’asilo nuovo per chi andava al conosciuto e confortante nido AtaBadà. Quindi settimana di inserimenti. La nana nella sua nuova classe, i camaleonti, per il senso del cambiamento, del mutare, che puoi essere del colore che vuoi (e già mi è sembrata una cosa tanto equaesolidale), io nel microcosmo della scuola privata di un paesello, nata per permettere a chi non aveva nulla di poter studiare, che nel tempo non credo abbia tenuto così fede a questa sua origine. Tutto molto elitario, molto snob, molto biondoplatino, molto griffato. E in tutto questo la mia nanetta con i riccioli ribelli e sempre spettinati che si cambia gli stivai della pioggia prima di entrare, perché preferisce fare cià cià nelle pozzanghe, che prima di entrare in classe mi dice senza piangere, e  quando le dico saluta la maestra lei  col pollice in sù urla alla suora così ti voio.

Inserita, direi.

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