Like a rolling stone

Ora imprecisata della notte. La nana si sveglia e mi chiama urlando, cosa che avviene praticamente ogni notte, ma in genere ce la caviamo con ho sete e io rispondo “bevi” o con domande frutto di sogni che però risolviamo subito. Riesco a fare questa operazione quasi senza svegliarmi. Perché io HO BISOGNO di dormire. Svegliatemi all’alba, in pieno stile monastico, ogni giorno. Ma la notte, la prima parte della notte che comincia molto presto a dire il vero, quella mi serve per mantenere quella poca lucidità diurna.
Sì, lo so, excusatio non petita, accusatio manifesta. Torniamo a stanotte. Mi chiama. Io mi alzo e oscillo come un menhir nella direzione della sua stanza, con la lucidità mentale del monolite le chiedo: “cosa succede?” Risposta: un enomme lagno mi inseguiva e poi mi mangiava la pancia e io avevo tantiiiissima paura.
Incubo dunque. E nella pace del mattino ritengo che se avessi sognato io enormi ragni che mi mangiavano qualsiasi cosa non avrei gestito la cosa così bene come lei. Comunque mi areno sul suo lettino e cerco qualcosa da dire, qualsiasi. Era un sogno brutto, non ti preoccupare non c’è nessun ragno o borbotto roba del genere. Lei insiste, mamma era sotto il mio letto un’ora fa ti dico! Il MenhirMadre si rotola su un fianco e dice che sotto il letto non c’è nulla, poi per creare un diversivo propongo di andare a fare la pipì. Mentre siamo lì, mi illumino di un’idea che per un menhir madre è il massimo producibile a quell’ora e le dico cercando di inserire personaggi positivi insieme al ragno: “chiamiamo i super detective” . Lei seduta sulla tazza mi guarda con una commiserazione infinita di chi si trova suo malgrado a dover spiegare cose evidenti: mamma, sono cattoni animati.
Nana 1 -Menhir 0.
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