capricci montani

Un amico compra un pezzo di schiacciata per i bambini, la nana a-do-ra la schiacciata, quindi parte in quarta cinguettando pttìo voi!! (ne voglio un pezzettino). Io, in un momento ‘mammaeducatrice’ devo dire ahimè raro le suggerisco, “come si dice? dì grazie” . La nana (c’è bisogno di dirlo?) dice no. Io insisto, “guarda che si dice grazie, vedi tutti che dicono grazie?” (coro di grazie di mamme e bambini perfetti o troppo piccoli e quindi esentati dal ringraziamento) Butta un bacino a questo zio che ti ha portato la schiacciata.”

Macché! Niente. No no e no. Pianti e strepiti e no. Mi indispettisco non poco, insomma mica le ho detto fai una poesia in endecasillabi per ringraziare, solo dì una parola che sai dire benissimo o fai un gesto per dire che non tutto ti è dovuto. Nulla. Trincerata nel no no. Ergo, niente grazie, niente schiacciata. Lei resta granitica mentre intorno a sé ringraziatori di ogni età si mangiano la (sua) schiacciata. Pur di non cedere, rinuncia.

A un certo punto nel visino corrucciato si accende una luce sinistra, e dice: chijata pttìo voi! Io distrattamente: “hai detto grazie?” Lei raggiante di avermi portato dove voleva, fa spallucce e dice “un c’è maso” (non c’è tommaso) e in effetti il portatore di schiacciata era uscito dalla stanza in quel momento. La nana mi guarda con l’espressione di chi aveva proprio deciso di dirlo, questo grazie, ma purtroppo una fatalità lo ha reso impossibile.

Basisco. La nana è Kaiser Soze.

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