Feste natalizie dedicate alla nostra fantastica famiglia. Stormi di cuginetti e cuginette hanno assediato la nana (il nino è per adesso indifferente spettatore, e poi per adesso decisamente il più piccolo) e lei ha ceduto.
Già dal primo giorno erano un unico fronte compatto di giochi, strilli, feste e regali. Per cui, quando gli zii le hanno proposto di andare con loro e i cuginetti a una festa di un bambino, lei ha accettato di cuore. Scarpe giubbotti e via, ciao mamma ciao papà.
Se non che, complice lo stile spagnolo di vivere per cui si mangia alle dieci, complice il fatto che ad ambientarsi un pò ci è voluto ma poi si divertiva da morire, complice il fatto che i grandi, tutti amici fra loro, si divertivano il risultato è che la nana è tornata a casa all’una. Sì. A tre anni e mezzo.
Chiaramente, essendo in un posto super protetto stracolmo di persone che le vogliono bene non ero preoccupata. Però morivo di sonno e non vedevo l’ora che tornasse, per dormire.
No. Non è vero. Da un lato non riuscivo a non pensare a come sarà in futuro stare a casa con lei fuori a cavarsela da sé, coi suoi amici, nel mondo. E chi se ne frega che sarà grande, è proprio vero che i figli non sono tuoi.
Dall’altro e mi secca ammetterlo, ma tanto se non lo dico lo dirà il padre-che-si-consola, mi riusciva difficile accettare che lei non sentisse alcun desiderio di stare con noi. E’ sano che le piaccia stare con gli altri e i bambini ossessivamente legati ai genitori sono tremendi, per cui super-evviva per la mia nana.
Ma quando è arrivata e io per farla addormentare mi sono messa accanto a lei nel letto, sentendo il tepore della sua schiena contro la mia ho pensato che era la cosa più bella del mondo. E la domanda “che ne sarà di lei” invadeva la stanza.
Comunque per dovere di cronaca, mentre la zia me la riconsegnava, ancora sulle scale già si giustificava: io volevo fare presto ma è la macchina che faceva taddi. Ha fatto litaddo la macchina. sissì.
Non vedo proprio l’ora che arrivi l’adolescenza.